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Permacultura Bioregionale, una visione non solo ecologica ma anche culturale, politica e spirituale

La permacultura è un metodo per progettare e gestire habitat antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare in modo sostenibile i bisogni della popolazione residente quali cibo, materie prime, medicine ed energia e al contempo presentino la resilienza, la ricchezza e la stabilità degli ecosistemi naturali. Il metodo della permacultura è stato sviluppato a partire dagli anni settanta da Bill Mollison e David Holmgren attingendo da varie aree quali la biologia, l’ecologia, la selvicoltura, l’agricoltura e la zootecnia. Il termine “permacultura” deriva dall’inglese permaculture, una contrazione sia di permanent agriculture sia di permanent culture dal momento che, secondo il coniatore del termine Bill Mollison: “una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un’etica dell’uso della terra”.

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La Permacultura Bioregionale integra questi principi con la visione bioregionale, si è sviluppata come un approccio profondo al concetto di permacultura tenendo in forte considerazione le tradizioni e la cultura locale. In particolare si approfondisce l’interazione e il rapporto tra la comunità umana, la sua cultura e la sua spiritualità con gli ambienti naturali. Il Bioregionalismo è una teoria ecologista, basata sull’individuazione e lo studio di aree naturalmente definite chiamate Bioregioni, formulata per la prima volta da Peter Berg e Raymond Dasmann all’inizio degli anni ’70. E’ una visione non solo ecologica ma anche culturale, politica e spirituale.

 

Oltre nella Permacultura Bioregionale nel 2000 il concetto e gli strumenti della permacultura sono stati inseriti come metodo e filosofia di azione nel movimento delle Transition Town, coniando la definizione di PermaTransition. La Transizione è un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di resilienza. Analizzando più a fondo i metodi e i percorsi che la Transizione propone, si apre un universo che va ben oltre questa prima definizione e fa della Transizione una meravigliosa e articolatissima macchina di ricostruzione del sistema di rapporti tra gli uomini e gli uomini e tra gli uomini e il pianeta che abitano.

Il movimento delle Transition Town

Transition Town è un movimento culturale nato in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins.

Tutto avviene quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob Hopkins insegnava a Kinsale (Irlanda) e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan, un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile. Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.

L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.

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Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.

La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Hopkins intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.

RISCOPRIRE LA RESILIENZA

Ma Rob Hopkins è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza. Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.

La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali) anche utilizzando i principi della Permacultura.

Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.

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LE TRANSITION TOWNS

Nascono così le TransitionTowns, ormai centinaia, città e comunità che sulla spinta dei propri cittadini decidono di prendere la via della transizione. Qui si evidenzia il terzo elemento di forza del progetto di Rob Hopkins, quello che lui ha creato è un metodo che si può facilmente imparare, riprodurre e rielaborare. Questo lo rende piacevolmente contagioso, anche grazie alla forza della visione che contiene, un’energia che attiva le persone e le rende protagoniste consapevoli di qualcosa di semplice e al contempo epico.

Possediamo tutte le tecnologie e le competenze necessarie per costruire in pochi anni un mondo profondamente diverso da quello attuale, più bello e più giusto. La crisi profonda che stiamo attraversando è in realtà una grande opportunità che va colta e valorizzata. Il movimento di Transizione è lo strumento per farlo.

La Permacultura urbana

La permacultura urbana mira a realizzare progetti di autosostentamento urbano e comunitario mediante la reintroduzione della produzione del cibo nelle aree urbane, l’efficienza e l’autoproduzione energetica.

Una proposta per reintrodurre la produzione di cibo nelle aree urbane è quella di sostituire le piante ornamentali del verde pubblico con altre specie utili. Ad esempio nei parchi potrebbero essere coltivate piante basse commestibili come mirtilli, ribes ofragole (ParkFood). La realizzazione di reti di orti collettivi urbani in un’ottica di resilienza verso le criticità del sistema di produzione attuale del cibo e dei prodotti agricoli.

Alcune istanze importanti nello sviluppo locale della permacultura

La permacultura ha ben determinate specificità rispetto all’agricoltura convenzionale, biologica e biodinamica, innanzitutto non è una pratica agricola alternativa ma una pratica per progettare un modo di vita completamente sostenibile dove, grazie ad un insieme di ecosistemi costruiti dall’uomo, si possa vivere di quello che gli ecosistemi producono. Quindi non è solo produzione agricola ma anche un modo sostenibile per ricavare dalla natura tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere: materie prime, energia, acqua, … . In questo percorso è importante ridisegnare e rivedere il nostro stile di vita, la riduzione dei consumi e la decrescita energetica in modo da adeguarsi ai limiti che i cicli naturali ci impongono.

La sola vera istanza che serve presentare, è una semplificazione della normativa per le piccole e micro aziende agricole, nonché per la vendita diretta delle autoproduzioni artigianali e alimentari. Istanza che non è specifica della permacultura, che è avanzata anche da molte altre categorie e di cui sicuramente potrebbero avvantaggiare tutti i permacultori. Non mancherei di sottolineare come l’attenzione della permacultura alla chiusura di tutti i cicli energetici e alla cura della vitalità del suolo siano fattori che contribuiscono grandemente alla riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura, alla riduzione dei gas serra e alla riduzione del cosiddetto “dissesto idrogeologico”: certamenti non temi centrali nella nostra riflessione sulla permacultura ma che sicuramente sono importanti.

 

Alcuni esempi di progetti portati avanti dal gruppo di lavoro della Permacultura Bioregionale

Permacultura – CPA Amaran, Pinar del Rio Cuba

Experimento di Permacultura su 235 ettari. Un esempio di agricoltura resiliente in un paese colpito dal “Bloqueo” degli Stati Uniti. Agricoltura biologica collettiva realizzata da 57 persone e famiglie della Cooperativa “Roberto Amaran”. Questo progetto è molto importante come laboratorio per sperimentare tecniche e tecnologie che ci aiuteranno quando il petrolio e le altre fonti fossili saranno esaurite. Cuba è un esempio di Transition Town applicata ad una intera Nazione. Uno dei partner del progetto è ACTAF, l’associazione dei tecnici agricoli e forestali di Cuba, che sostiene gli orti e fa la formazione ai campesinos e ai tecnici agricoli e forestali.

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Leader del progetto ARCS, http://www.arciculturaesviluppo.it/
Partner: Actaf, Università di Pinar del Rio.
Staff tecnico solare y permacultura: http://www.resedaweb.org/

http://www.qualenergia.it/articoli/20140506-cuba-sistemi-alternativi-e-pi%C3%B9-efficienti-vivere-senza-petrolio

 

Orti solari familiari nel deserto del Sahara

L’obiettivo principale del progetto è avviare una agricoltura sostenibile nel territorio desertico dove

sono situati i campi profughi Saharawi utilizzando sistemi semplici e affidabili. Lo scopo è quello di garantire

una sussistenza con prodotti agricoli freschi che va’ ad aggiungersi agli aiuti umanitari che giungono nei

campi profughi. Le tecnologie utilizzate sono state elaborate secondo i principi delle tecnologie appropriate e della permacultura. Molta attenzione è stata fatta per integrare queste tecnologie con ciò che esiste già ai campi in fatto di competenze e abitudini di vita. Il progetto ha come obiettivo specifico quello di realizzare orti con irrigazione fotovoltaica per integrare la dieta alimentare della popolazione con prodotti freschi. In questa direzione, si è voluta puntare l’attenzione su determinate attività che potessero trasformare le problematiche prima elencate in obiettivi da raggiungere. Come risultato del progetto abbiamo la realizzazione di una rete di orti familiari a energia solare all’interno della Wilaya di Dakhla. Una rete che comprende sia la realizzazione fisica degli orti sia la diffusione delle competenze per realizzare e gestire tali orti. Il progetto è strutturato in modo da utilizzare la rete di orti solari per promuovere la realizzazione di altri orti in modo indipendente o con strumenti di microcredito. La rete anche dopo la realizzazione del progetto continuerà a promuovere questa modalità di lavoro e le persone potranno vedere e chiedere informazioni su come realizzare un orto solare alle persone saharawi che sono state formate grazie al progetto.

 

energia solare e solidarietà, campo per rifugiati Saharawi. Sahara

energia solare e solidarietà, campo per rifugiati Saharawi. Sahara

Rete di resilienza alimentare nei Castelli romani

Interessante questa realtà ai Castelli Romani, molte esperienze si sono riunite per condividere le proprie attività sul tema della Permacultura e degli orti collettivi con l’obiettivo di creare una agricoltura resiliente ai Castelli Romani. Una idea bioregionale di permacultura sociale che persegue i principi di condivisione delle risorse e di attenzione alle persone e alla terra. Durante l’incontro sono state presentate molte iniziative nate o realizzate nella Bioregione dei Castelli Romani. Fondamentalmente è stato l’incontro tra persone e gruppi che fanno Permacultura, vogliono creare o già gestiscono orti collettivi, cooperative agricole, piccoli coltivatori con lo scopo di costruire un sistema resiliente di agricoltura ecologica e solidale. Una giornata di lavoro collettivo con i metodi di partecipazione delle Transition Town. Di Microforestazione e Oasi Urbane ci hanno parlato Andrea Rostagnol della cooperativa ecosociale RESEDA, una iniziativa per coltivare a partire dal seme gli alberi e gli arbusti autoctoni del territorio, una iniziativa portata avanti con decine di scuole e che ha portato alla piantumazione di più di 6.000 piante. Le piantumazioni sono state effettuate in aree colpite da incendi dolosi, aree urbane degradate, aree comunali e nei cortili delle scuole. In questo ambito è stato utile il sostegno dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Albano laziale e in passato della XI Comunità montana del lazio “Castelli Romani e Monti Prenestini”. La RESEDA ha fatto un censimento delle aree pubbliche non utilizzate nel Comune di Ariccia e di Albano laziale e ha lanciato l’idea di corridoi ecologici tra orti collettivi.

 

Bibliografia

  • Bell, Graham.The Permaculture Way. 1st edition, Thorsons, (1992), 2nd edition Permanent Publications (UK) (2004)
  • Bell, GrahamThe Permaculture Garden (1995)
  • Fukuoka, Masanobu.La rivoluzione del filo di paglia, Libreria Editrice Fiorentina, 1980.
  • Holmgren, David.Permaculture: Principles and Pathways Beyond Sustainability. Holmgren Design (Australia).
  • Holmgren, David.Essenza della Permacultura. (Australia).
  • Holmgren, David. “Soldi contro Energia Fossile: la battaglia per il controllo del mondo”.
  • Holmgren, David.Update 49: Retrofitting the suburbs for sustainability. CSIRO Sustainability Network
  • Holmgren, David come progettare e realizzare modi di vivere sostenibili e integrati  (2005)
  • Jacke, Dave & Toensmeier, Eric :Edible Forest Gardens. Chelsea Green Pub., Vermont 2005
    • Volume I:Ecological Vision and Theory for Temperate-Climate Permaculture.
    • Volume II:Ecological Design and Practice for Temperate-Climate Permaculture.
  • Mollison, Bill & David HolmgrenPermaculture One. Transworld Publishers (Australia) (1978)
  • Mollison, BillPermaculture: A Designer’s Manual. Tagari Press (Australia).
  • Mollison, BillPermaculture Two. Tagari Press (Australia) (1979)
  • Mollison, BillIntroduzione alla Permacultura, Terra Nuova Edizioni, 2007
  • Morrow, RosemaryEarth User’s Guide to Permaculture (1993)
  • Mars, RossBasics of Permaculture Design (1996)
  • Paull, JohnPermanent Agriculture: Precursor to Organic Farming. In:  Journal of Bio-Dynamics Tasmania. 83, 2006,
  • Whitefield, PatrickPermaculture in a Nutshell Permanent Publications (UK) (1993)
  • Whitefield, PatrickHow to Make a Forest Garden (1996)
  • Whitefield, Patrick.The Earth Care Manual. Permanent Publications (UK) (2004)

 

 

Contatti

Roberto Salustri

Direttore tecnico scientifico Ecoistituto RESEDA

Phone: +39 06 9364170 (due linee) presso RESEDA
Fax: +39 06 9364170
Info: ecoistituto@ecoistituto.org

Ecoistituto presso
RESEDA scsi onlus
Via Lombardia, 19/23
Genzano di Roma – 00045 – (Roma) – Italy

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1 commento

  1. […] La Permacultura Bioregionale integra i principi della permecultura con la visione bioregionale, si è sviluppata come un approccio profondo, tenendo in forte considerazione le tradizioni e la cultura locale. In particolare si approfondisce l’interazione e il rapporto tra la comunità umana, la sua cultura e la sua spiritualità con gli ambienti naturali. Articolo molto interessante apparso su Wiser Italia  …. […]

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