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La bufala degli orti domestici illegali

L’Unione Europea si appresterebbe a vietare gli orti domestici e a mettere fuori legge le varietà tradizionali di colture; scambiare i semi o conservarli dal raccolto per la prossima semina diventerebbero atti criminali. Per fortuna è una bufala!

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L’Unione Europea sta mettendo a punto nuove norme per il commercio dei semi, o meglio del materiale riproduttivo vegetale: ecco l’intero dossier (via Ecowiki) .

Il testo completo della proposta di regolamento è qui in versione italiana. Per chi non avesse tempo e voglia di leggersi tutto, riprendo i punti salienti delle FAQ (disponibili solo in inglese) su registrazione delle sementi e piccoli produttori, attingendo anche dalla traduzione offerta dal già citato Ecowiki.

I giardinieri e i contadini che usano semi e piante per il proprio consumo non sottostanno a queste regole. La proposta offre la scelta ai contadini tra usare semi certificati o non certificati (standard). La scelta dipende dalle necessità e dalle preferenze di ogni coltivatore. I semi certificati offrono migliori garanzie di qualità mentre quelli standard di solito hanno prezzo più bassi.

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Lo scambio di semi o altro materiale per la riproduzione delle piante tra non professionisti resta al di fuori degli scopi della legge. Ciò che viene venduto da non professionisti o da micro imprese per mercati di nicchia è esente dall’obbligo di registrazione. Le imprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro possono vendere le loro varietà di piante di nicchia senza obbligo di registrazione.

Questa non è l’unica bufala che riguarda le sementi, anche qualche mese fa si era diffusa sui social network ingenuamente una notizia simile.

Noi ci occupiamo di semi autoctoni e difesa della biovarietà da molti anni, la norma europea è necessaria proprio per evitare che le multinazionali possano inserire nel mercato semi non “controllati” il che significa anche transgenici. La legge è solo l’adeguamento a livello europeo di leggi già esistenti. Con l’adozione in tutta Europa dello stesso regolamento si evita che una multinazionale o qualche speculatore certifichi i propri semi transgenici in un paese dove la legge è più morbida. Lo scambio di semi o altro materiale per la riproduzione delle piante tra non professionisti resta al di fuori degli scopi della legge. Ciò che viene venduto da non professionisti o da micro imprese per mercati di nicchia è esente dall’obbligo di registrazione. Questi regolamenti servono non solo a difendere la biovarietà ma sopratutto a impedire un mercato troppo libero in balia dei poteri forti.

Potete vedere qualche foto delle azioni e delle attività su:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.413940065336272.92454.100001608450725&type=1

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